Cambio di stagione e disturbi gastrici: perché in autunno lo stomaco può diventare più sensibile
Con l’arrivo dell’autunno molte persone riferiscono un fenomeno piuttosto comune: lo stomaco sembra improvvisamente più sensibile.
Bruciore, acidità, reflusso, digestione lenta, senso di peso dopo i pasti, nausea o quella fastidiosa sensazione di “stomaco chiuso” possono comparire o accentuarsi proprio durante il cambio di stagione.
È soltanto una coincidenza?
Non necessariamente.
Alcuni studi hanno effettivamente osservato una certa stagionalità di diversi disturbi gastrointestinali. Questo, però, non significa che sia semplicemente il freddo a provocare gastrite, acidità o reflusso.
Il passaggio dall’estate all’autunno comporta contemporaneamente cambiamenti nella luce, nei ritmi quotidiani, nell’alimentazione, nel sonno, nell’attività fisica e spesso anche nei livelli di stress.
Ed è probabilmente l’insieme di questi fattori a rendere questo periodo particolarmente delicato per chi ha già uno stomaco sensibile.
Disturbi gastrici e cambio di stagione: esiste davvero un legame?
La relazione tra stagioni e apparato gastrointestinale è stata studiata da tempo.
Alcune ricerche epidemiologiche hanno rilevato variazioni nel corso dell’anno nella frequenza di disturbi come reflusso gastroesofageo e ulcera peptica.
In uno studio condotto su oltre 76.000 visite ambulatoriali per malattia da reflusso gastroesofageo è stato osservato, per esempio, un andamento stagionale con una maggiore frequenza nel periodo compreso tra ottobre e dicembre.
Questo non significa però che “arriva ottobre e viene la gastrite”.
La stagionalità suggerisce piuttosto che il nostro apparato gastrointestinale possa risentire, direttamente o indirettamente, dei numerosi cambiamenti che accompagnano il passaggio da una stagione all’altra.
Vediamo quali sono i più importanti.
1. In autunno cambiano i nostri ritmi
Durante l’estate le giornate sono più lunghe, trascorriamo generalmente più tempo all’aperto e spesso abbiamo ritmi differenti.
Con settembre e ottobre riprendono invece lavoro, scuola, impegni, orari più rigidi e giornate progressivamente più corte.
Il nostro organismo possiede ritmi circadiani che regolano moltissime funzioni fisiologiche e anche l’apparato gastrointestinale segue una propria organizzazione temporale.
Produzione acida, motilità gastrointestinale, secrezioni digestive e altre funzioni dell’apparato digerente non sono infatti identiche durante tutte le ore della giornata.
Per questo non è importante soltanto che cosa mangiamo.
Può avere un ruolo anche quando mangiamo, quando dormiamo e quanto regolari sono le nostre giornate.
2. Il ritorno alla routine può significare più stress
Settembre rappresenta per molti una sorta di secondo gennaio.
Riparte il lavoro a pieno ritmo, aumentano gli impegni familiari, ricominciano scuole e attività e diminuiscono le occasioni di recupero tipiche delle vacanze.
E stomaco e cervello comunicano continuamente.
Oggi sappiamo che esiste una relazione molto stretta tra sistema nervoso e apparato gastrointestinale. Stress ed emozioni possono influenzare la motilità, le secrezioni digestive, la sensibilità viscerale e persino il modo in cui percepiamo un sintomo.
Questo rapporto è particolarmente importante nei cosiddetti disturbi dell’interazione intestino-cervello, tra i quali rientra, per esempio, la dispepsia funzionale.
Ecco perché due persone possono mangiare lo stesso alimento e avere reazioni completamente differenti.
Ed ecco anche perché la stessa persona può digerire perfettamente un pasto durante una vacanza e avvertirlo come molto più pesante in una giornata particolarmente stressante.
Lo stomaco, insomma, non è isolato da ciò che accade nel resto dell’organismo.
3. Cambia quello che portiamo a tavola
Con l’abbassarsi delle temperature tende a modificarsi anche l’alimentazione.
Dalle pietanze fresche e leggere dell’estate passiamo progressivamente a piatti più elaborati, condimenti, cibi più grassi e pasti talvolta più abbondanti.
Per chi soffre di reflusso, acidità o digestione difficile questo cambiamento può avere un peso.
Non esiste però una lista universale di alimenti proibiti valida per tutti.
Alcune persone individuano determinati cibi come fattori scatenanti, altre ne tollerano perfettamente il consumo. Anche quantità, modalità di preparazione e associazioni alimentari possono fare la differenza.
La soluzione, quindi, non dovrebbe essere eliminare indiscriminatamente decine di alimenti.
Il punto è imparare a riconoscere quali alimenti, quali quantità e quali abitudini provocano realmente sintomi nella singola persona.
4. Ci muoviamo meno
C’è poi un cambiamento apparentemente banale.
Con giornate più corte, pioggia e temperature più basse tendiamo progressivamente a trascorrere più tempo al chiuso.
Camminiamo meno, utilizziamo maggiormente l’auto e aumentano le ore trascorse seduti.
Il movimento non deve naturalmente essere considerato una terapia specifica per gastrite o reflusso, ma rappresenta una componente importante dello stile di vita generale.
Una passeggiata, una maggiore regolarità nell’attività fisica e semplicemente interrompere più spesso le lunghe ore trascorse seduti possono contribuire a mantenere una quotidianità più attiva.
E spesso sono proprio queste piccole abitudini a modificarsi quasi senza che ce ne accorgiamo durante il passaggio dall’estate all’autunno.
5. Attenzione anche alla sera
Con l’autunno cambiano spesso anche le nostre serate.
Si rimane maggiormente in casa, la cena può diventare il pasto più importante della giornata e aumenta il tempo trascorso sul divano subito dopo aver mangiato.
Per chi soffre di reflusso questo aspetto merita attenzione.
Le linee guida sulla malattia da reflusso gastroesofageo suggeriscono infatti, nelle persone che presentano sintomi, di evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato e di lasciare trascorrere alcune ore tra cena e sonno.
A volte, quindi, non è necessario cercare a tutti i costi un alimento responsabile.
Il problema può essere l’associazione tra pasto abbondante + tarda serata + posizione sdraiata.
6. Anche il sonno può entrare in gioco
Le giornate si accorciano e cambiano i nostri ritmi di esposizione alla luce.
A questo si aggiungono lavoro, sveglie, utilizzo serale di smartphone e dispositivi elettronici e una routine che dopo l’estate può diventare nuovamente più serrata.
Sonno e apparato gastrointestinale sono strettamente collegati e, soprattutto nelle persone predisposte, dormire male può associarsi a una maggiore percezione dei disturbi gastrointestinali.
Ancora una volta emerge quindi un concetto importante:
non possiamo osservare lo stomaco separandolo dal resto della nostra giornata.
Non sempre è “gastrite”
C’è infine un errore molto comune.
Utilizziamo spesso la parola gastrite per indicare praticamente qualsiasi fastidio localizzato nella parte superiore dell’addome.
Ma gastrite, reflusso gastroesofageo e dispepsia funzionale non sono la stessa cosa.
Bruciore, pesantezza, sazietà precoce, gonfiore, nausea e digestione difficile possono avere origini differenti.
Per questo un disturbo persistente non dovrebbe essere semplicemente attribuito al cambio di stagione.
La stagionalità può rappresentare uno dei fattori che contribuiscono a far emergere un problema, ma non necessariamente la sua causa.
Se i sintomi sono nuovi, importanti, persistenti o cambiano rispetto al solito è sempre opportuno parlarne con il proprio medico.
Cosa possiamo fare durante il cambio di stagione?
Non serve necessariamente rivoluzionare la propria alimentazione o andare alla ricerca del rimedio miracoloso per affrontare l’autunno.
Può essere molto più utile partire dall’osservazione delle proprie abitudini.
Alcuni semplici accorgimenti possono aiutare:
- mantenere il più possibile regolari gli orari dei pasti e del sonno;
- evitare pasti eccessivamente abbondanti, soprattutto la sera;
- mangiare lentamente e dedicare al pasto il tempo necessario;
- osservare quali alimenti provocano realmente sintomi invece di eliminarli preventivamente;
- evitare di coricarsi immediatamente dopo cena se si soffre di reflusso;
- mantenere una buona quantità di movimento durante la giornata;
- prestare attenzione al rapporto tra periodi di maggiore stress e comparsa dei sintomi;
- evitare il fai-da-te prolungato quando i disturbi persistono.
Sono indicazioni apparentemente semplici, ma possono aiutare soprattutto a comprendere che cosa cambia quando lo stomaco comincia a farsi sentire.
Quando il sintomo diventa qualcosa da comprendere
Quando acidità, bruciore o difficoltà digestive tendono a ripresentarsi, limitarsi ogni volta a spegnere il sintomo può non essere sufficiente.
Può diventare molto più interessante osservare il problema in una prospettiva più ampia: alimentazione, ritmi quotidiani, stress, sonno e stile di vita possono contribuire, in modo diverso da persona a persona, al nostro equilibrio digestivo.
È proprio da questa idea che nasce anche il mio libro “Acidità di stomaco addio! – Ricette e rimedi naturali per digerire meglio”, scritto insieme alla collega Laura Gogioso ed edito da Terra Nuova Edizioni.
Nel libro approfondiamo i disturbi legati ad acidità, reflusso e difficoltà digestive, dedicando particolare attenzione all’alimentazione e alle abitudini quotidiane e proponendo anche numerose ricette pensate per chi desidera prendersi cura del proprio benessere digestivo.
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Lo stomaco non vive separato dal resto del corpo
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante del cambio di stagione.
Quando cambiano luce, temperatura, sonno, alimentazione, movimento, lavoro e stress, non cambia soltanto la nostra agenda: cambia il contesto nel quale funziona il nostro organismo.
E l’apparato gastrointestinale è particolarmente sensibile a questo equilibrio.
Per questo, quando in autunno ricompaiono acidità, pesantezza o difficoltà digestive, può essere riduttivo concentrarsi esclusivamente sullo stomaco.
Può essere più utile domandarsi:
che cosa è cambiato nelle mie giornate nelle ultime settimane?
A volte la risposta non si trova in un singolo alimento o in un singolo organo, ma nell’insieme delle nostre abitudini.
Ed è proprio da lì che può iniziare una migliore comprensione del problema.
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